Arte urbana a Roma e Torino: musei a cielo aperto.

i palazzi di tor marciana a roma

A Roma come a Torino e nelle grandi metropoli europee progetti di arte urbana rigenerano tessuti sociali dimenticati: bellezze fuori porta per città multicentriche.

Già in occasione di Paratissima 2012 Vesod aveva inaugurato con un graffito condominiale il cohousing solidale Buena Vista nel capoluogo piemontese, più recentemente interessato dall’iniziativa Habitat, un tour in 13 facciate ridisegnate da Francesco Giorgino in arte Millo e dal suo incontro con il quartiere di Barriera di Milano.

Arte urbana non come una nuova moda estetica, ma un bisogno di bellezza, di racconti e di ascolto dalle periferie dimenticate delle metropoli italiane. Il turismo tradizionale le scorge solo passando in pullman dal casello dell’autostrada, ma c’è dell’altro seguendo gli anfitrioni alternativi di Altratorino, e queste opere testimoniano una vitalità resistente che ha sempre più voce e che merita una deviazione.

A Roma la giunta di Ignazio Marino, con l’hashtag #ideefuoricentro,  ha dato vita a “Roma è tutta Roma”, un progetto inter-assessorile per il rilancio delle periferie che da aree marginali devono diventare nuove centralità: 14 piazze pedonalizzate, hotspot per il wifi gratutito, 2500 interventi di potatura degli alberi, 40 opere di arte urbana, installazione di circa 2000 lampade a tecnologia a LED. Il primo passo nelle mani delle Istituzioni, il resto è cura partecipata dei beni comuni.

Il primo risultato nelle case popolari di Tor Marancia, una borgata la cui storia racconta di baraccopoli del dopoguerra e oggi museo a cielo aperto di arte urbana grazie a Big City Life di galleria 999, il progetto di arte pubblica partecipata per la riqualificazione urbana, culturale e sociale delle zone grigie della città: in 70 giorni 20 artisti, provenienti da tutto il mondo, hanno utilizzato 756 litri di vernice e 974 bombolette spray. Le opere ricoprono facciate alte 15 metri, per un totale di 2610 metri quadri di spazio pubblico verticale.

Insomma, non “un’operazione di facciata”, è il caso di dire, ma un dialogo visuale tra vecchi edifici e nuovi significati da inventare insieme per nuovi modi di abitare le città.