Terremoto in Nepal: il bisogno abitativo in contesti di emergenza.

il rifugio d'emergenza di Ikea

Il terremoto in Nepal sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo si è trasformato in uno sciame sismico che ha colpito anche India, Tibet e Bangladesh e, dopo la scossa di 7,8 di magnitudo, è continuato con 45 scosse forti in 24 ore. Mentre i soccorritori continuano a cercare tra le macerie nella speranza di ritrovare ancora sopravvissuti, si fa pressante anche il problema abitativo. Anche se è troppo presto per una valutazione dello stato degli edifici rimasti, l’Onu calcola che i nepalesi colpiti dal terremoto in Nepal siano circa 6.600.000 persone.

In caso di catastrofe naturale o violenza politica migliaia di rifugiati si trovano senza un tetto. Recentemente, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha adottato in Iraq ed Etiopia il modulo di emergenza creato dalla Fondazione IKEA. Soluzioni innovative e a basso costo di housing temporaneo possono rispondere ai bisogni primari in caso di emergenza. Con soli 71 tubi per il telaio di acciaio e 35 pannelli (oltre all’impianto solare e al sistema di ancoraggio) due persone possono montare un rifugio temporaneo in meno di 8 ore di tempo.

I protocolli di emergenza devono però lasciare spazio a politiche di housing temporaneo per il lungo cammino della ricostruzione. Di fronte a queste notizie, in Italia la memoria collettiva ritorna vividamente al terremoto dell’Aquila del 2009 di magnitudo 6,3 il cui bilancio definitivo fu di 309 vittime, oltre 1500 feriti e oltre 10 miliardi di euro di danni stimati. Dai sopralluoghi effettuati in oltre 73mila edifici, pubblici e privati, quasi il 50% risulta inagibile tra cui il centro storico dell’Aquila diventato “zona rossa”.

In quelle difficili circostanze la Presidenza del Consiglio dei Ministri approvò il progetto C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili ed Ecocompatibili) e il Progetto M.A.P. (Moduli Abitativi Provvisori), per la realizzazione di prefabbricati in legno nel quale ospitare la popolazione nell’attesa della ricostruzione delle abitazioni in muratura. I M.A.P. nella frazione di San Gregorio realizzati dal Gruppo Rubner hanno vinto il Social Housing Awards 2010 in virtù dei tempi di realizzazione (36 giorni per 220 abitazioni) e del costo di costruzione (733 €/m², circa un quarto del costo del Progetto C.A.S.E.

Ancora una volta si è dimostrato quanto sia importante reagire rapidamente e in modo solidale con le vittime sopravvissute ai terremoti, ma anche quanto sia fondamentale una politica di aiuto umanitario nelle primissime fasi della catastrofe e una di ricostruzione a lungo termine. L’abitare in situazioni di emergenza è un bisogno primario a cui occorre rispondere con prontezza e intelligenza: design costruttivo e politiche mirate giocano un ruolo di primo piano. Al loro fianco la nostra concreta solidarietà per le vittime del terremoto in Nepal.